Voce di brezza leggera

Immagina di andare in bicicletta, magari fuori città. Fa caldo, ma il sole non picchia forte. C'è ancora qualche papavero lungo i bordi della strada e usi l'aria che ti fa resistenza per godere del venticello man mano che vai più veloce, lo strano assurdo per cui meno impegno ci metti nel pedalare, più è probabile che sudi.

Sei in bici per svago, oppure perché devi andare a vedere qualcosa, ma non hai fretta.

Che musica ti viene in mente? Ecco prima di continuare, vai a prenderla ed ascoltala mentre leggi questa newsletter, se ti fa piacere.

Suono

A me per esempio non viene in mente una musica precisa: può essere una composizione riflessiva (ma non triste), qualcosa di strumentale, sicuramente qualcosa che mi faccia pensare al vento, un vento che accarezzi e ti faccia sentire in un luogo domestico, consueto.

Una colonna sonora che si mescoli al suono ritmato della catena quando interrompi momentaneamente la pedalata e non la corsa, a quello dei ciclisti in direzione opposta che smuovono aria e risate al loro passaggio.

Può essere un brano di Max Richter o di Daddy Yankee, o la rana che hai sentito per un attimo veloce passando sul bordo di un fosso? L'importante è che mentre lo ascolti tu possa percepire questa voce di brezza leggera.


Idoli

Però ci sono immagini e pedali anche con gli occhi che si concentrano su di un dettaglio, su quella ghiandaia che lascia il ramo e quel pacchetto di patatine scolorito e vuoto vicino a un palo della luce, creano una mappa di memorie, di immagini che poi piano piano traduci, come in una fiaba di Esopo, come in un libro studiato a scuola: pagine e pagine e pagine di storia e avventura, di descrizioni, racchiuse in una frase che riassuma il senso definitivo della storia. Una mappa quasi di idoli, come le foto di quel viaggio che sono diventate il viaggio stesso, mentre di quel viaggio senza foto rammenti solo le sensazioni e i pensieri. Dico idoli come per l'idolo di infanzia, quella creatura magica in un bel cartone animato che vale la storia stessa, le dà sapore.

Anche questo è parte di quella voce di brezza leggera?


Spalle

Che posizione tenevi durante la pedalata? Il manubrio era ben saldo e a una altezza comoda per le spalle, oppure erano incurvate?

Ricordi se sforzi le gambe e usi le ginocchia oppure se i glutei e le cosce fanno il loro dovere?

E quel manico che si è scollato e scivola, lo stelo d'avena che ti si è infilato nella maglietta chissà come.

Come si manifesta questo ricordo? Nei suoni o magari nelle parole, in immagini, in sensazioni che si mescolano al suono, al vento, alla ghiandaia che vola?

Io per esempio ero entusiasta del pedalare in un sottopassaggio: l'esotica pianura emiliana mi fa sentire quasi un imbroglio il pedalare senza l'alternanza tra salite e discese, la fatica gloriosa della cima e il momento furbesco in cui ti godi la discesa e devi fare attenzione ai freni.

Questo anche costruisce il timbro di quella voce di brezza leggera.


Genius Loci

Ogni luogo ha uno spirito, questo lo hanno creduto quasi tutte le culture di cui ho avuto modo di scoprire qualcosa. Culti politeisti e monoteisti riconoscono ai luoghi un'anima a vari livelli, che sia una astratta identità (i tetti spioventi delle case alpine) o una presenza vera e propria (senza sconfinare nell'orrore, pensiamo alla Bella 'mbriana), ma forse più di tutti lo pensa chi ha un giardino, chi lo costruisce: come puoi fare un giardino senza rispettare lo spirito del luogo? Ha una voce, quello spirito, o angelo, portatore di un dialogo più profondo, un dialogo con la nostra memoria personale e con le esperienze collettive, con il rapporto che c'è tra noi e la natura.

Ecco, hai presente questa voce di brezza leggera?

Ne parliamo domani sera alle 21, in un incontro prosaicamente chiamato "Giardino filosofico", ma in realtà è proprio di questo che voglio parlare, dei miliardi di storie di umani che sono andati in bici, alla fine della primavera, e hanno creato un luogo meraviglioso, anche solo nei propri ricordi.

Se buoi partecipare, ti invito a prendere il biglietto al link che trovi qui sotto.

A domani,


Francesco

Giardino filosofico