Quando muore una foglia...

... a volte, andiamo nel panico.

Santo cielo, e cosa sarà successo?

Che ho fatto adesso?

Lo sapevo, non sono capace, non capisco mai dove sbaglio, come sbaglio.

Quella pianta di Anthurium stava benissimo, non aveva nessun problema, ero felice perché non dava segni di cedimento.

Eppure!

Proprio lì, proprio oggi, non ho potuto più fingere.

Sì avevo visto che già da giorni si era sbiancata, sgiallata, non saprei come dire, lungo i bordi.

La foglia piano piano non sembrava più quella di prima. Accartocciata, intristita, ma ho pensato che sarebbe andato via, o di non averlo visto affatto, questo cambiamento. Camminavo di fianco alla pianta e non ero certo io a gettare sguardi rapidi.

Non ho dato abbastanza acqua, lo sapevo.

No anzi, la luce: non è abbastanza. No è troppa. Ora la metto sul davanzale, sotto il vetro, così prende un po' di sole diretto. Ora la inondo di acqua.

Ma poi che peccato: questo portavaso in ceramica ci stava così bene.

La mia vita è sempre così, come questa pianta. Non so fare niente.

Sì lo so che non è una metafora, ma perché essere logici nel fare metafore? Il problema qui è che non ho avuto la capacità di far crescere questa pianta, e l'unica soluzione razionale direi che è quella di bruciare qualunque pianta io abbia in casa.

Davvero un peccato: mi piaceva veder crescere cose in casa, mi piaceva vedere nuove radici, nuove foglie, rametti che si spostavano.


Ma quello?

Una nuova foglia?

Com'è possibile che metta una nuova foglia mentre è praticamente morta?

Anzi, TRE nuove foglie!

Proprio come quelle che si sono seccate rovinate morte per sempre?

Ma allora forse le due cose sono collegate!

In effetti se tolgo quelle foglie secche la pianta ha un aspetto abbastanza salutare.

Ma allora forse vuol dire che tutto ha un suo percorso di vita, che ogni foglia, proprio come ogni oggetto della natura ha un ciclo vitale?

Forse non devo giudicare le apparenze, non devo fermarmi alla prima anomalia, o anzi addirittura l'anomalia è proprio la fissità delle cose, il fatto che nulla cambi, che nulla muoia è quest'anomalia? Una foglia cresce accartocciata e tenera, si spiega e diventa più tenace finché non esaurisce il suo compito per lasciare spazio a nuove foglie?

C'è forse un insegnamento in tutto questo?


No, ovviamente ho sbagliato qualcosa io e non devo mai più comprare piante, anzi comprerò solo piante finte e dirò: "guarda, sembrano vere e non devo nemmeno annaffiarle!".


Morale come nelle favole di Esopo

Cosa ci insegna questa simpaticissima scenetta che sicuramente ha visto protagonista, se non te, almeno una delle persone a te care quando si trovano alle prese con le piante?

Come faccio a sapere che almeno ad una delle persone a te care è capitato? Di certo è capitato a me, se non ne hai altre ci puoi mettere me, perché a me di certo è successo di fare pensieri simili.

Andiamo nel panico quando si tratta della natura, perché non la controlliamo, e nella nostra mentalità forgiata da secoli di timore della natura e meno di un decennio di piante instagrammabili, pensiamo che tutto sia solo tecnica, o che la tecnica sia sempre e solo controllo totale.

Vale per il giardino, vale per le piante dentro casa: non ci smuoviamo dalle nostre convinzioni perché siamo impregnati di un certo tipo di linguaggio e di visione.

Se non hai le cose sotto controllo, allora vuol dire che hai fallito.

Nel podcast di mercoledì ho affrontato questo argomento da un altro punto di vista, quello del garden designer Benjamin Vogt, che vuole trasformare tutti i pratini da golf e i giardini delle case delle suburbs americane in praterie naturali, complesse, raffinatissime. Un nemico pubblico, insomma!


Se ti interessa saperne un po' di più ti invito a cliccare sul link qua sotto.

Mi incuriosisce sapere che ne pensi.


Francesco

Sovvertire l'ordine privato - giardini e paura