Luogo della cura e dell'inutile

Il 7 agosto di due anni fa, una mattina molto calda, con la finestra chiusa e appoggiato al divano (il fondo scuro della foto) per evitare troppi rumori, registravo e pubblicavo il primo episodio di Giardino Rivelato.

Con il registratore del telefono, stando attento a non commettere errori perché non sapevo editare nulla (e infatti l’ho registrata 3 o 4 volte), ho fatto una specie di commento sul testo che si vede in foto, a metà tra il saggio e il freestyle.

In quei primi episodi c’era un molto paura e molta speranza, e molta inesperienza. Lo ricondivido, andando oltre l'imbarazzo.

Non lo riascolto da tanto (in genere non lo faccio se non per fare editing), eppure nel titolo del primo incontro di quel podcast c’è tutto il programma di questi due anni, di quel che per me il giardino e il paesaggio significano: “Luogo della cura e dell’inutile”.

ìQuesto non è un post celebrativo, perché a distanza di tutto questo tempo il giardino rimane per me un mistero da esplorare, una forma che mi sfugge e che per quanto provi a domare con le cesoie, come con un incantesimo, ricresce.

So però che è qualcosa che può aiutare le persone a star bene, psicologicamente e fisicamente, socialmente e culturalmente, so che del giardino, del “verde” parlano tutti, molti senza dire granché, altri ancora dicendo solo una parte.


Ed è per questo che bisogna parlarne.

Insomma, parliamone noi!


Francesco

Luogo della cura e dell'inutile