Vulcani

Quando ti invitano a parlare ad un evento pubblico nascono sempre tanti pensieri diversi.

Per esempio cominci a riflettere sul perché abbiano chiamato te, sul se tu sia davvero la persona adatta.

O magari al contrario pensi che finalmente è arrivato quel momento di riconoscimento dovuto, meritato.

Non so, immagino esistano entrambe le reazioni.

Due giorni fa ho partecipato ad un evento durante la Biennale di Architettura di Venezia, al padiglione italiano: una conferenza congiunta tra i due stivali (uno è ovviamente l'Italia, l'altro è la Nuova Zelanda) sul paesaggio, sull'urbanistica e il patrimonio culturale, organizzata da Comunità Resilienti con l'Università di Auckland e tante altre persone molto brave e preparate che si vedono nella registrazione del video che troverai in fondo a questo scritto.

Hanno chiesto a noi, Giulia ed io, di parlare di cultura paesaggistica, di giardini.

Ne abbiamo approfittato per parlare di vulcani, di come sia viverci intorno, di quali strani legami si creano intorno a montagne che buttano terra fertile e morte intorno a loro.

La cosa che secondo me è più interessante è sempre vedere l'interpretazione delle cose, i modi di vivere che si sviluppano, che si nutrono di quella terra fertile e di quelle difficoltà che nascono dall'abitare luoghi estremi in ogni sfaccettatura.

Io personalmente vivo su di un vulcano, insieme a un altro paio di milioni di persone nel nostro paese, sono nato fra due altri vulcani, mi faccio il bagno nei vulcani, mangio cibi coltivati sui vulcani, creo giardini dentro i vulcani, ci dormo pure, sui vulcani.

Ovviamente il fatto che i vulcani in questione siano dormienti è del tutto secondario, l'aura di pericolo e avventura resta sempre, direi.

Quello che voglio dire però è che la cosa bella di una simile relazione con il territorio è, per l'appunto, la relazione col territorio.

Le persone che ci vivono gli danno un valore e lo interpretano, lo vivono, lo amano o lo odiano, sviluppano un modo di vivere e di capire le cose.

Quanti giardini storici ci sono, qui su questi terreni fertili, giardini un tempo chiusi ai più, e a volte chiusi ancora oggi, oppure giardini nati privati eppure condivisi, giardini principeschi e pubblici.

Storia del paesaggio che è storia di come le persone e le società vivono nel paesaggio.

Se segui il podcast (e questa newsletter) forse avrai colto che io sostengo che i giardini sono un grande strumento di democrazia, se usati bene, perché possono, come le librerie, diventare posti per vivere il proprio quartiere, il proprio paese, per stare all'aperto insieme ad altri e imparare cose. Per dire, ho conosciuto persone adulte (molto molto adulte) dare di matto all'idea di togliere le scarpe e camminare sul prato scalze. O mettere le mani nella terra sporcandosi le unghie, o raccogliere foglie in decomposizione per capire come sono fatte.

Non è sapere? Non è conoscenza?

I giardini pubblici possono essere visti come una necessità, come una cosa scomoda in cui buttare soldi. C'è anche chi crede questo, ovviamente, e ritiene che sia un pensiero razionale. Perché crede che sia razionale?

Perché un giardino pubblico è inutile e difficilmente sottostà a logiche di profitto immediato.

Da quel punto di vista costruire un giardino costa ancora meno di costruire una biblioteca, e in più sporca e richiede più manutenzione.

I giardini possono e devono essere luoghi accoglienti, le strade alberate devono essere accoglienti e ben progettate e se la parte agronomico-paesaggistica non è ben fatta, allora si tratta di un progetto fatto male e di uno spreco di soldi.

Ti invito a dirlo al tuo sindaco di fiducia.

Ma che c'entra con i vulcani?

I vulcani sono un problema razionale. Fertilissimi, ma incontrollabili. Comprensibili, si possono studiare, si può prevedere, ma più di tanto non si può fare. Se deve esplodere, e lo si è scoperto, prima o poi esploderà.

Parlo dei Colli Albani come del Vesuvio, come dei Campi Flegrei.

Insensato continuare a viverci intorno, insensato che Roma o Napoli esistano, eppure.

E lo stesso livello di insensatezza io lo trovo nella creazione di giardini come luoghi gratuiti, pubblici, accoglienti anche e soprattutto per quelle persone che magari non hanno nemmeno una casa e che di solito quando vanno negli spazi pubblici vengono sgomberate e mandate in posti molto più pericolosi a nascondersi.

Ecco, l'impressione è che quello che in natura fa la lava alle città, senza alcuna ragione se non i movimenti magmatici, molte persone lo facciano ad altre, e le motivazioni le trovo altrettanto, se non meno, insensate.


Se ti interessa condivido qui sotto il link per vedere la presentazione che abbiamo portato a Venezia per parlare di vulcani e "garden mentality" - è in inglese e c'era molta confusione: questo è il modo che ho di mettere le mani avanti per ogni eventuale e plausibile sbavatura che troverai nell'esposizione, che inizia all'incirca a 01:40:00 del video in questione (io parlo dal minuto 44) - ma nel resto del video ci sono tante cose interessanti, non solo sui vulcani e il paesaggio. E magari farmi sapere che ne pensi.



Francesco

Volcanoes and Garden mentality